Mi è capitato di leggere un articolo del Corriere della Sera dal titolo “Non uccidete Babbo Natale: i bambini scoprono da soli che non esiste”. D’accordissimo, tutti noi abbiamo bei ricordi legati al vecchietto che porta regali ed è giusto che anche i nostri figli ne abbiano. Per i bambini è facile credere in creature magiche perché la loro realtà, almeno fino ai 5/6 anni è un mix tra oggetti reali ed oggetti (o personaggi, o pensieri, o amici) magici che hanno il fondamentale compito di aiutarli a dare un senso sia a quello che succede fuori sia a quello che succede dentro di loro. E poi è facilissimo prendere sul serio qualcuno che per di più ti porta regali e avvera i tuoi desideri!
L’articolo però continuava così: “secondo l’esperto l’addio è spontaneo tra i 5/7 anni, dopo i 9 anni è segno di immaturità e serve tatto”. Allora mia figlia è immatura e con lei parecchi suoi compagni di classe. Sono in quinta e certamente si fanno molte domande: come fa ad andare da tutti i bambini? Dove prende i regali? Come raccoglie le letterine? (noi personalmente le lasciamo sul terrazzo e dopo qualche giorno spariscono), insomma, il dubbio c’è già da qualche anno. E poi a scuola c’è chi dice che Babbo Natale non esiste e così si sono formati due partiti, diciamo credenti e scettici che dialogano tra di loro. A me personalmente piace molto questo loro farsi delle domande e darsi delle risposte, rispondere alle obiezioni degli altri e farsi altre domande, non mi sembra affatto prova di immaturità e non sento di dover intervenire. In realtà per le mie figlie è chiarissimo che Babbo Natale non esiste, ce ne sono troppi, barbe finte, magri, finti grassi… Ricordo ancora quando mi hanno raccontato che all’asilo erano arrivati 3 Babbi Natale insieme, figuriamoci se potevano essere veri tutti e 3! La magia che resiste è quella di Santa Lucia, nessuno l’ha mai vista, neanche disegnata, e la curiosità si accende e con essa il loro bisogno di capire e di credere, entrambi indispensabili nella vita!
Il mio parere è che ogni genitore sia “l’esperto “ dei propri figli, per questo nel mio lavoro vedo i bambini solo nel contesto della terapia familiare (cioè insieme ai genitori).
Certo i genitori devono vigilare su questo come sugli altri processi di crescita dei loro figli, se ad esempio il bambino diventa oggetto di scherno da parte dei compagni è meglio affrontare l’argomento con lui. L’importante è non fare mai vergognare i bambini, ad esempio si può inserire questa rivelazione in un contesto di storia familiare, dirgli che anche voi da bambini ci avete creduto per tanto tempo, che trovavate tutto questo meraviglioso e che avete desiderato ripetere questa magia anche con lui. Oppure si può parlare con lui dell’importanza del credere anche in cose che ci piacerebbe tanto esistessero (non lo facciamo anche noi adulti?) anche se non esistono materialmente. L’importante è far sentire ai nostri figli che stanno crescendo e che noi siamo accanto a loro,




