Adolescenti questi sconosciuti

Adolescenti questi sconosciuti

L’adolescenza (dal latino adolescentia, derivato dal verbo adolescĕre, «crescere») è quel tratto dell’età evolutiva caratterizzato dalla transizione dallo stato infantile a quello dell’individuo adulto. Quando si parla di adolescenza, è importante ricordarsi che essa è un tema di carattere prettamente psicologico, e darle limiti fissi è un’impresa ardua.

Questa la definizione di Wikipedia. Tutto sostanzialmente corretto, l’adolescenza è quella fase della vita in cui si passa dall’infanzia all’età adulta. Molti studi antropologici dimostrano che è un fenomeno trasversale, ovvero che si ritrova in tutte le culture, con caratteristiche diverse però: ad esempio può variare la durata, l’età di inizio, quella di fine, le manifestazioni comportamentali e le implicazioni emotive. Sicuramente se attraverso l’adolescenza passiamo o siamo passati tutti, le caratteristiche dell’adolescente sono socialmente e culturalmente determinate, ovvero cambiano le modalità di questo passaggio all’età adulta a seconda della cultura e del periodo storico di appartenenza. Di più, l’antropologia ci dice che il periodo dell’adolescenza tende ad allungarsi in quelle culture in cui non ci sono rituali condivisi che testimoniano alla comunità che il ragazzo/la ragazza sono diventati degli adulti.

Di solito l’adolescenza ha inizio con la pubertà, ovvero con il cambiamento fisico che porta nelle femmine la comparsa del ciclo mestruale e nei maschi il raggiungimento della fertilità. Accanto a questi cambiamenti sessuali ci sono tutti quelli che vengono definiti caratteri sessuali secondari come la comparsa dei peli, l’ingrossamento del seno o il cambio di voce.
L’adolescenza, dal punto di vista dell’adolescente, è proprio un gran casino: il corpo cambia, spesso lo sviluppo fisico non è armonico, saltano le proporzioni e possiamo non riconoscerci o non piacerci, gli ormoni ci riempiono di impulsi e di brufoli, gli amici di sempre non sono più interessati a venire al campo giochi a fare una partitella, ma si interessano solo di ragazze e petardi, o di ragazzi e make-up a seconda del genere. Per non parlare della puzza che in ogni cultura testimonia la presenza di un adolescente! No, l’adolescenza non è un’età facile.

Sull’adolescenza si potrebbero dire molte cose e di fatto sono stati scritti tanti libri, io ho pensato di condividere alcune riflessioni nate nel lavoro con gli adolescenti e le loro famiglie rispetto al contrasto tra generazioni, cioè in merito al difficile rapporto tra adolescenti ed adulti, rapporto tanto più difficile se siete i loro genitori!
Se pensate ad un adolescente dei nostri giorni quale immagine vi viene in mente? Nella mia testa l’adolescente tipo ha una felpa con il cappuccio sempre in testa, spunta solo l’ultima parte del ciuffo dei capelli, auricolari o cuffie, telefono in mano, portamento un po’ ciondolante, sguardo verso il basso (questo “prototipo” assomiglia tanto a mio nipote!).

Se penso a quando ero io adolescente uno così sarebbe stato considerato da tutti uno sfigato, oggi se ne vedono tanti, sembrano tutti uguali a prima vista. Eppure noi ex adolescenti criticati da genitori e nonni oggi fatichiamo a provare solidarietà per questi nuovi adolescenti. Perché? Non credo che siano in fondo così diversi da noi alla loro età.
Forse un motivo è che la loro adolescenza sottolinea la nostra “età adulta” e l’inevitabile passare del tempo, succede spesso di vedere come l’adolescenza dei figli in qualche modo “riaccenda” nei loro genitori un forte desiderio di gioventù, che spesso si traduce nell’irrefrenabile tentazione di fare l’amico, fumare qualche sigaretta insieme, comprarsi vestiti simili, stare ore a chiacchierare con i loro amici/che sperando di risultare simpatici. In fondo un po’ li invidiamo, uscire con gli amici, divertirsi, i primi amori… Forse perché abbiamo dimenticato l’altra faccia della medaglia: la vergogna, la paura del rifiuto, l’insicurezza…

Un altro fattore che ce li rende poco simpatici sta nel fatto che queste nuove generazioni mettono in luce il lavoro che hanno fatto le generazioni precedenti, come i frutti ci fanno capire di che “pasta” è fatto l’albero. A volte se ne parla come se fossero marziani appena sbarcati sulla Terra, ma questi ragazzi e ragazze hanno una storia e delle radici. Sono portatori dei valori che gli sono stati trasmessi. Questa è una grande responsabilità per noi adulti, e dire che non hanno valori (probabilmente anche i nostri nonni lo dicevano di noi!) testimonia solo quanto siamo confusi come adulti.
Anche dal punto di vista sociale non siamo tanto disposti a cedere loro spazio, ad investire su di loro, così tutti a dire che non avranno futuro, che per loro non c’è posto.

Certo gli adolescenti ci mettono del loro, ma d’altra parte il compito dell’adolescenza è proprio quello della “separazione ed individuazione”, cioè per diventare adulti autonomi e indipendenti è necessario rompere i legami con la famiglia per costruire dei nuovi rapporti e dei nuovi equilibri. E per ubbidire a questa spinta evolutiva è necessario dimostrare di essere diversi dai propri genitori, uniformarsi ai propri pari e rivendicare il proprio posto. A volte, proprio quando i legami sono molto forti, è necessario creare uno strappo. Non credo ci siano adolescenze “indolori”, a qualcuno succede prima, a qualcuno succede dopo, ma è necessario rompere il legame per poterlo ricostruire. Quando questo non avviene l’adolescente non riesce ad assolvere al proprio compito evolutivo ed è così che l’adolescenza si prolunga, l’autonomia non arriva, l’adolescente non più anagraficamente tale resta in famiglia abdicando al proprio ruolo di adulto.
E allora forza “incappucciato”, fai quello che devi fare, noi adulti faremo la nostra parte: ti terremo sul binario, non cederemo, litigheremo per le cose importanti, ma staremo alle tue spalle pronti ad incitarti, senza mai smettere di credere in te!

La terapia familiare è molto utile nel lavoro con gli adolescenti. Soprattutto quando il paziente non è collaborante e non vuole intraprendere un percorso di cura, perché permette ai genitori di iniziare un percorso di cambiamento che si riflette sul benessere del figlio. Di solito, il ragazzo o la ragazza accetteranno di partecipare alla terapia in un secondo momento, proprio motivati dal maggior benessere che vede nei genitori.

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Chi sono

Psicologa psicoterapeuta a Piacenza. Mi occupo di consulenze genitoriali e di adolescenti, di terapie familiari e di coppia.

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