La terapia sistemico relazionale, che ho scelto come mia specializzazione, considera l’individuo all’interno di un preciso mondo relazionale che ne influenza pensieri e comportamenti sia in modo diretto, tramite le interazioni quotidiane, sia indiretto, tramite gli schemi relazionali appresi durante la nostra crescita.
Ha l’obiettivo di favorire il raggiungimento di un maggiore benessere aiutando il paziente, che sia un singolo individuo, una coppia o una famiglia, a trovare un modo migliore di stare in relazione con gli altri e con se stesso.
Terapia sistemico relazionale: non solo terapia familiare
La terapia sistemico relazionale nasce come terapia familiare alla fine degli anni 50 negli Stati Uniti, grazie ad alcuni studiosi come Ackerman, Bowen, Whitaker, Bateson, Jackson e Haley. All’inizio si rivolgeva principalmente alle famiglie, aiutandole a risolvere problematiche relazionali che innescavano dei meccanismi disfunzionali e creavano difficoltà tra i membri della famiglia.
Successivamente, la terapia sistemica ha allargato i propri orizzonti rivolgendosi anche ai singoli individui e alle coppie, fornendo un approccio terapeutico valido per numerose problematiche.
Partire dal sistema famiglia
La psicoterapia sistemico familiare mette al centro il sistema famiglia, partendo dal presupposto teorico che esso dia una forte impronta alla nostra personalità e al nostro modo di relazionarci con gli altri (non solo i familiari, ma anche gli amici, i colleghi, il partner).
Inoltre, riprendendo la teoria matematica dei sistemi, si basa sull’assunto che i cambiamenti di un elemento del sistema generano cambiamenti su tutti gli altri, e viceversa.
La famiglia stessa, dunque, è un sistema: il sistema che ha contribuito alla creazione della nostra identità, di come siamo fatti e di come ragioniamo.
Obiettivi della terapia sistemico familiare
L’obiettivo di questo tipo di terapia è dunque aiutare la persona, la coppia e la famiglia a ritrovare un nuovo equilibrio all’interno del mondo relazionale che la coinvolge ottenendo così un miglior stato di benessere.
Come funziona
Nella terapia sistemico relazionale si lavora sempre idealmente con tutta la famiglia.
Quando ci sono le condizioni per un lavoro individuale la famiglia non è presente fisicamente, ma lo è nella narrazione del paziente con il quale si riflette lungamente su come le relazioni del passato stiano ancora influenzando la sua vita e il suo benessere. In alcune situazioni può essere molto utile invitare in seduta un parente (genitore, fratello, nonno…) per sbloccare alcuni nodi difficili precedentemente individuati e così velocizzare il processo di guarigione.
Se il lavoro riguarda pazienti molto giovani (bambini o adolescenti) o adulti con una grave sintomatologia, la terapia richiederà la presenza di tutta la famiglia, mobilitata ad aiutare il proprio membro più sofferente. Grazie all’aiuto di tutti e alla disponibilità al cambiamento il lavoro terapeutico potrà essere molto più efficace.
Quando sono presenti in seduta famiglie o coppie per gestire la maggiore complessità, ma anche per poter restituire più punti di vista, saranno presenti due terapeuti formati a questo tipo di intervento. Solitamente le sedute sono un po’ più lunghe (90 minuti) e viene concordata una maggiore distanza tra una seduta e l’altra, per consentire al sistema famiglia di continuare a lavorare anche a casa.
Terapia sistemico relazionale: quando è utile
Questo approccio è molto utilizzato nel lavoro con i bambini e gli adolescenti. Soprattutto quando il paziente non è collaborante e non vuole intraprendere un percorso di cura (situazione abbastanza frequente ad esempio con gli adolescenti) perché permette ai genitori di iniziare un percorso di cambiamento che si riflette sul benessere del figlio. Di solito, il ragazzo o la ragazza accetteranno di partecipare alla terapia in un secondo momento, proprio motivati dal maggior benessere che vede nei genitori.
In generale possiamo dire che la terapia ad indirizzo sistemico familiare è molto utile per affrontare, oltre a quelle che sono le più comuni patologie (ansia, attacchi di panico, disturbi conseguenti ad esperienze traumatiche, difficoltà relazionali, dipendenza affettiva, disturbi ossessivi compulsivi, disturbi alimentari, dipendenza affettiva, depressione, ritiro sociale..) tutte quelle difficoltà che possiamo considerare l’esito di “infanzie infelici”.
È inoltre consigliata nel lavoro con la coppia.
